L’annuncio sulla pagina Facebook del Comune di Presenzano ha i toni e lo stile di chi vuole enfatizzare il raggiungimento di un grande risultato amministrativo alla popolazione. In realtà, da lunedì, cioè da quando è stata pubblicata la determina di aggiudicazione definitiva, ci si pone il seguente interrogativo: come si è giunti a concedere l’impianto polisportivo comunale, i cosiddetti “campetti”, ad un cottimista di San Cipriano d’Aversa, titolare di un’impresa edile individuale, nata nel 1999, e che quindi non ha nessuno tipo di esperienza nella conduzione di strutture simili? Infatti era già escluso al secondo tentativo di gara, poi andato deserto come il primo, proprio per non avere quelle caratteristiche di associazione sportiva imposte dal bando.
Però il titolare non si è perso d’animo, e successivamente ha tentato l’unica strada percorribile: l’avvalimento. Accompagnato dal proprio commercialista, e da qualche intermediario locale, lo avrebbe proposto sia ai dirigenti della Lyons Academy che a quelli del Rufrae Presenzano, ottenendo, però, un doppio rifiuto.
Non soltanto perché le due società sportive locali conoscono bene le incognite gestionali dell’impianto (soprattutto delle piscine), ma anche perché hanno ritenuto l’intera operazione poco trasparente.
Alla fine, decisivo è stato il terzo tentativo, dove l’impresa si è presentata invece con la Boys Vairano, che ha accettato di ricoprire il ruolo di operatore economico ausiliario, e ha così ottenuto l’aggiudicazione, anche perché l’altro partecipante è stato escluso per inadempimenti burocratici, nonostante il soccorso istruttorio.
In conclusione, vale la pena evidenziare un elemento paradossale dell’intera vicenda, soprattutto attraverso il confronto con l’affidamento in gestione della villetta comunale in via San Rocco.
Come minoranza abbiamo prodotto diversi esposti agli organi competenti per le due procedure, innanzitutto evidenziando che il canone concessorio mensile fissato per l’impianto sportivo, cioè 250 euro a base d’asta, era inspiegabilmente inferiore a quello indicato per la villetta comunale in via San Rocco, pari a 416 euro iniziali. Ora che anche l’impianto di Val sambuco è andato in gestione, ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale: mentre il concessionario della villetta sta pagando un fitto mensile di 800 euro e poco più, l’affidatario dell’impianto in Val sambuco pagherà 335 euro al mese, avendo offerto un rialzo del 34% rispetto al canone posto a base d’asta.
In altre parole, una struttura di dimensioni e potenzialità economiche enormemente superiori, dotata di piscine e impianti sportivi (calcetto, padel e tennis), non solo sarà di fatto gestita da un operatore non specializzato, che ha ottenuto la concessione solo grazie ad uno stratagemma formale, ma produrrà per le casse comunali un introito inferiore a quello garantito dalla gestione di una semplice villetta comunale. Un dato che che solleva interrogativi sulla congruità delle valutazioni effettuate dall’amministrazione nella determinazione dei canoni concessori. Infatti, per noi, la perizia di stima predisposta dagli uffici competenti non era per nulla adeguata al reale valore economico del complesso sportivo.

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