🔲 VIA VADOPIANO, L’ASSESSORE NOZZOLILLO CHIARISCA

È necessario che l’assessore ai Lavori pubblici, Sebastiano Nozzolillo, chiarisca con urgenza quanto sta accadendo per l’appalto di via Vadopiano, assumendosi la responsabilità politica di una vicenda che sta assumendo dei contorni a dir poco paradossali. Basta ripercorrere il cronologico degli eventi, dalle contestazione dell’Utc alla recente citazione in giudizio da parte della ditta esecutrice dei lavori, per rendersi conto che più di qualcosa non quadra.

All’inizio, nel luglio 2025, l’Ufficio tecnico comunale – guidato dall’ingegnere Carlone –  contesta alla direzione dei lavori e all’impresa esecutrice modifiche sostanziali al progetto, realizzate senza autorizzazione. Si parla di variazioni nelle sezioni stradali, nei materiali e nelle dimensioni delle opere, oltre a una sospensione dei lavori ritenuta illegittima, priva di atti formali e relazioni tecniche.
Non solo. Emergono anche errori progettuali gravi, con opere idrauliche trascurate e scelte tecniche che avrebbero ristretto la carreggiata, compromettendo la funzionalità della strada. A questo si aggiungono contestazioni sulla contabilità e su perizie di variante non coerenti con i lavori realmente eseguiti. Il quadro è talmente critico che il RUP arriva a ordinare la rimozione delle opere difformi entro 30 giorni, con la minaccia di rescissione del contratto.
Poi però un dietrofront clamoroso. Dopo le controdeduzioni del direttore dei lavori, ingegner Calzetta, e un sopralluogo, le stesse opere prima giudicate irregolari diventano improvvisamente “accettabili”, pur restando non autorizzate. Il passaggio finale avviene in giunta: quelle difformità vengono di fatto sanate attraverso una perizia di variante, con la motivazione ufficiale di evitare la perdita del finanziamento.
Ed è qui che si manifesta il paradosso. La GMC, che inizialmente era stata messa sotto accusa e diffidata per lavori non conformi, oggi cita in giudizio il Comune chiedendo oltre 630mila euro di risarcimento. E su cosa fonda la propria azione? Esattamente sugli stessi elementi che l’Ufficio tecnico aveva utilizzato contro di lei: errori progettuali, direttive discutibili della direzione dei lavori, varianti non formalizzate correttamente, contabilità contestata e gestione anomala della sospensione del cantiere.

In altre parole, ciò che prima era un atto di accusa contro l’impresa diventa ora la base della sua azione legale contro il Comune. Le stesse criticità vengono rilette e ribaltate dal legale della GMC (l’avvocato Di Fruscio): non più colpe dell’impresa, ma conseguenze di una cattiva progettazione e di una direzione lavori incoerente.

A questo punto, resta un interrogativo che non può essere eluso: la sanatoria approvata in giunta è stata davvero una scelta obbligata per non perdere il finanziamento, come sostenuto ufficialmente, oppure è servita anche – o soprattutto – a tentare di salvare la posizione della direzione dei lavori?

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