Non so che fine abbia fatto il documento stilato dai comitati ambientalisti del Casertano e del Venafrano dopo l’incontro con il prefetto Raffaele Ruberto, tenutosi a Caserta il 31 gennaio 2020. Sarebbe dovuto finire sulla scrivania dell’allora ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Purtroppo temo che quelle due paginette di osservazioni, contro l’imminente apertura del cantiere per la costruzione della centrale termoelettrica di Presenzano, siano ancora chiuse in qualche cassetto del Palazzo di governo casertano, se non addirittura cestinate. Ma non bisogna mai mollare perché il tempo è galantuomo: dopo tre anni, infatti, quelle giuste considerazioni sono ritornate d’attualità grazie alla conferenza stampa del procuratore d’Isernia, Carlo Fucci, che ha illustrato i risultati dell’indagine condotta dalla Procura di Isernia sull’inquinamento nella Piana di Venafro. Si ritorna a parlare soprattutto di un problema fondamentale: la sommatoria degli impianti inquinanti – il cosiddetto effetto cumulo – ubicati in quest’area di confine tra Campania, Lazio e Molise. Nonostante le gravi novità contenute nella relazione di Fucci, la politica locale, provinciale e regionale campana continua a tacere, sono ormai tre anni di silenzio assoluto, mentre in Molise lo scontro politico si è riacceso prepotentemente.
Gli esiti di questi indagini, che confermano l’esistenza di una vasta area della piana di Venafro contaminata da cadmio, hanno spinto il consigliere regionale molisano, Vittorio Nola, a chiedere alle Procure della Repubblica competenti di indagare sull’ulteriore inquinamento prodotto dalla centrale turbogas di Presenzano e dal termovalorizzatore Acea di San Vittore del Lazio. Lo ha fatto in un’intervista a Telemolise, in cui l’esponente del M5S ha dichiarato che “occorre anche andare avanti con le indagini sugli impianti inquinanti posizionati ai confini della Piana di Venafro, la centrale turbogas di Presenzano e il termovalorizzatore Acea di San Vittore, quindi sul cosiddetto “effetto cumulo”, chiedendo ausilio alle Procure di Caserta e Cassino”.

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