🔲 PAGANO/RUFRAE: INCIUCI, SPONSOR E MURI DI GOMMA

Il secondo arresto per ricettazione di beni culturali disposto alcuni giorni fa nei confronti di Mario Pagano, 64 anni, soprintendente di Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Caserta e Benevento, mi dà l’occasione di ripercorrere la posizione poco trasparente della Soprintendenza durante la reggenza di Pagano (ora sospeso), relativamente alla fase più delicata del cantiere per la costruzione della centrale turbogas di Presenzano, vale a dire quella caratterizzata dalle attività e dai saggi di archeologia preventiva, finalizzati a tutelare l’eventuale presenza di tracce dell’antica Rufrae, molto probabile nella zona a ridosso del fiume Volturno e nelle aree limitrofe. I saggi preventivi sono stati il vero nervo scoperto dei lavori per la costruzione dell’impianto termoelettrico, per la lentezza con cui si sono svolti, a causa del lockdown, dei ritrovamenti di interesse archeologico dentro e fuori il cantiere, e dei fenomeni di risalita/ristagno idrico che per alcune settimane hanno impedito di procedere in sicurezza nei rilievi stratigrafici di alcuni saggi. Ritardi che nel giugno del 2020 portarono a quello che io chiamai l’inciucio, cioè un “verbale di intenti” con una pianificazione sul prosieguo delle indagini, frutto di un vertice urgente svoltosi presso la Soprintendenza di Caserta proprio tra Mario Pagano e l’amministratore unico della Geko di Alfonso Gallo, l’azienda incaricata dei lavori. Su queste attività preliminari la Soprintendenza ha quasi sempre innalzato un muro di gomma, respingendo una istanza di accesso agli atti del comitato agricoltori, non dando risposte nemmeno alle richieste di chiarimenti inoltrate da un parlamentare della Repubblica italiana, nella persona della senatrice Margherita Corrado, che si era interessata della vicenda. Forse perchè la Geko, e questo è il fatto più clamoroso, è stata sponsor esterno della Soprintendenza, alla quale ha fornito un’auto di servizio in comodato d’uso gratuito, con tanto di logo aziendale impresso sulla carrozzeria. Una soprintendenza che, nel caso specifico, aveva la funzione di “controllore” sul “controllato” Geko, dovendo esprimere un parere definitivo sulle operazioni di archeologia preventiva, con il potere anche di imporre modifiche progettuali o addirittura di bloccare l’opera.

L’auto della Soprintendenza con il logo aziendale della Geko

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