Se una cosa non si può fare, non si deve fare. Se, al contrario, si insiste, è quasi scontato che quella cosa vada a finire male, molto male. Potrebbe essere questo il prologo adatto alla vicenda della centrale turbogas di Presenzano: una centrale maledetta, non solo per chi non l’ha mai voluta, ma soprattutto per la società proponente, ossia Edison Spa. Basta ripercorrerne la storia, per rendersi conto di come la cattiva sorte accompagni da sempre il suo iter autorizzativo e realizzativo. Fin dalla prima richiesta di autorizzazione, che risale al lontano 2004, successivamente modificata con un raddoppio di potenza da 400 ad 800 megawatt. Una “novità” che scatenò le ulteriori proteste dei comitati “no gas”, e una serie di ricorsi e contro-ricorsi presso i tribunali amministrativi di Lazio e Campania da parte del Comune di Presenzano. Per arrivare al primo scandaloso tradimento dei politicanti locali: nel 2012 l’accordo con l’amministrazione comunale, allora guidata dall’ex sindaco D’Errico, con la rinuncia ai contenziosi pendenti e la firma di una convenzione tra Edison e Comune. Sembrava cosa fatta, ma una crisi industriale fece slittare ancora l’avvio dei lavori, previsto in concomitanza con le elezioni comunali del 2013. Dopodiché alcune modifiche progettuali necessarie ad adeguare l’insediamento per la produzione di energia alle nuove normative europee applicate agli impianti di combustione. E, infine, l’apertura del cantiere all’inizio del febbraio 2020. Ma nemmeno il tempo di realizzare i primi scavi in località Frasseto, che la maledizione si ripresenta: pandemia, lockdown, e stop a tutte le attività per circa due mesi. Poi una lenta ripresa con tutte le incognite e le limitazioni dovute alle misure antivirus, e ad una crisi sanitaria di livello mondiale. E quando, dopo due anni, sembrava che lo stato di avanzamento dell’opera potesse assicurarne l’entrata in funzione, così come previsto dal tabellino di marcia, cioè per l’autunno di quest’anno, l’impennata dei prezzi delle materie prime energetiche, drammaticamente aggravata dall’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. Ed ecco, in conclusione, profilarsi all’orizzonte la peggiore delle ipotesi per chi ha investito circa 400 milioni di euro in questo progetto: aver realizzato un impianto fantasma, la cui accensione potrebbe essere rinviata a data da destinarsi, a causa del perdurare di una grave crisi energetica legata al conflitto bellico in Ucraina. Insomma, la maledizione continua…

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